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Vendere contese e affittare parole: Sen. Herc. fur. 172-174 e un giudizio (sprezzante) sul mestiere dell’avvocato

digital Vendere contese e affittare parole: Sen. Herc. fur. 172-174 e un giudizio (sprezzante) sul mestiere dell’avvocato
Articolo
rivista AEVUM
fascicolo AEVUM - 2007 - 1
titolo Vendere contese e affittare parole: Sen. Herc. fur. 172-174 e un giudizio (sprezzante) sul mestiere dell’avvocato
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 01-2007
issn 0001-9593 (stampa) | 1827-787X (digitale)
€ 6,00

Ebook in formato Pdf leggibile su questi device:

Lo studio analizza la sequenza di versi 172-174 del primo coro dell’Hercules furens, in cui Seneca, all’interno di ampie riprese del pensiero di Orazio, esprime un giudizio polemico sull’oratoria contemporanea. Attraverso il confronto con alcuni passi desunti da autori della prima età imperiale, che riflettono un’opinione diffusa sulla decadenza dell’eloquenza e sui suoi protagonisti, si dimostra come in effetti il giudizio di Seneca appaia particolarmente innovativo in special modo per quel che riguarda il profilo professionale dell’avvocato, di cui si denuncia la perversa tendenza ad assecondare in maniera esasperata i gusti di un pubblico clamosus.